#1906-1944

 

 

 

La famiglia di Riccardo Fedel decide, a quel punto, di trasferirsi in territorio italiano, prima a Milano e poi a Mestre

 

Forse affascinato (come molti socialisti interventisti) dall'eloquenza mussoliniana, forse influenzato dalle frequentazioni dell'epoca, alla fine del 1920, all'età di 14 anni, Riccardo Fedel si iscrive ai Fasci di Combattimento di Mestre, partecipando due anni dopo, nell'ambito della Marcia su Roma, all'occupazione della stazione ferroviaria di quella città. 

Ma già all'inizio del 1923 (e quindi ben prima dell'omicidio Matteotti), rassegnerà le dimissioni dal movimento, con una lettera che definirà, durante uno degli interrogatori subiti dalla polizia politica, "un po' vivace".

 

Presumiamo che l'abbandono sempre più palese dell'originario programma di San Sepolcro (notoriamente di orientamento socialista rivoluzionario) lo avesse deluso, spingendolo ad avvicinarsi al movimento comunista.

 

Sempre nel 1923, all'età di 16 anni, Riccardo Fedel si arruola quindi come allievo sergente nel Regio Esercito. 

Ed è sergente di stanza a Ravenna quando, nel 1924, all'età di 18 anni, inizia ad essere sorvegliato dal regime fascista come “comunista pericoloso".

 

Durante il regime, Riccardo Fedel è condannato (sommando le varie sentenze e pronunce), a 6 anni di confino politico e a oltre 30 mesi di carcere. La sorveglianza su di lui cesserà solo nel luglio del ‘43, alla caduta di Mussolini.

 

Ciò nonostante, già dal 1940 Riccardo Fedel era diventato animatore di un folto gruppo di propaganda antifascista in Veneto e manteneva regolarmente contatti con la Federazione del Partito comunista clandestino di Ravenna.

 

Sergente maggiore in Jugoslavia, inquadrato nel 120° Reggimento fanteria, Riccardo Fedel stringe amicizia con l'allora Tenente Arrigo Boldrini e familiarizza coi partigiani titini.

 

Rimpatriato nel 1943, inizia già dall’8 settembre, col nome di battaglia di Libero, una frenetica attività di Resistenza armata che lo porterà ad assumere il comando della Brigata Garibaldi Romagnola il 1° dicembre 1943.

 

Tra i due “banditen” più ricercati di Romagna (l’altro è Silvio Corbari), il Comandante Libero fonda la prima repubblica partigiana d’Italia: il Dipartimento del Corniolo, nel territorio montuoso compreso tra i comuni di Santa Sofia, San Piero in Bagno e Galeata.

 

Entrato in contatto con dei generali britannici (ex prigionieri di guerra) rifugiatisi nella zona (Combe e Todhunter in particolare), il Comandante Libero ne favorisce il rientro in patria e riesce ad ottenere aiuti dagli Alleati e a dar vita ad un coordinamento militare interregionale (Romagna, Marche,  Toscana) di 5 brigate partigiane quando, morto Antonio Carini (membro del Comando generale delle brigate Garibaldi e suo "garante" politico-militare), è bruscamente sostituito al comando a ridosso del grande rastrellamento nazifascista dell’aprile ’44.

 

Riccardo Fedel (il Comandante Libero) Fu ucciso, tra la fine di maggio e i primi di giugno del '44, dalla stessa fazione di partigiani che ne aveva voluto la sostituzione, per motivazioni e in circostanze mai del tutto chiarite. 

 

Il suo corpo non fu mai fatto ritrovare e della sua uccisione nessuno seppe (tranne la famiglia) per diversi anni dopo la guerra (almeno fino al 1984).

 

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